Libro.it intervista lo scrittore Francesco Roesler Franz autore del libro “La famiglia Roesler Franz e la Via Iniziatica”


1) Dovendo riassumere in poche righe il senso del tuo “La famiglia Roesler Franz e la Via Iniziatica”, cosa diresti?


Questo saggio è oltre che la storia della mia famiglia, anche una rivisitazione della storia della storia dell’arte in chiave simbolica. Inoltre questo libro è sicuramente, come è stato definito a Londra dalla casa editrice che ha controllato la traduzione in inglese,  un tassello fondamentale della storia dell’esoterismo europeo.


2) Da dove è venuta fuori l’idea di scrivere questo saggio che parla della tua famiglia e dell’arte legata alla società?


Tutta la mia ricerca su mio prozio Ettore è iniziata da premonizioni avute nel 2007 sul cimitero Acattolico alla Piramide, da cui mi sono tenuto alla larga fino a dicembre 2017, quando pressato da una persona incredula sono stato costretto a farmi forza e ad andare a verificare. Resi omaggio alle due tombe affiancate: quella di John Keats e quella del pittore e console d’Inghilterra a Roma Joseph Severn. Di quest’ultima visionai anche la parte posteriore della lapide, ove sono scritti i cognomi di coloro che hanno contribuito a erigerla. Tornato a casa navigai su internet e appresi che erano tutti personaggi britannici e statunitensi di altissimo livello, unici italiani Alessandro ed Ettore Roesler Franz. Così ho voluto approfondire la figura di Severn e poi sono passato ad analizzare i miei antenati arrivando fino a Praga nel Settecento.


3) Cosa vorresti che i lettori riuscissero a cogliere di questo saggio?


Quello che mi interessa far conoscere ai lettori è che la storia dell’arte per alcuni secoli dal Rinascimento in poi è caratterizzata da artisti  iniziati, cioè che erano a conoscenza di segreti che hanno nascosto nei loro dipinti.


4) C’è qualcosa che avresti voluto aggiungere al libro, quando lo hai letto dopo la pubblicazione?

Un paio di settimane fa ho scoperto, che tramite parenti acquisiti di Livorno (che sono stati nell’Ottocento governatori, banchieri e consoli all’estero)  è chiaro ed evidente anche il rapporto di stretta amicizia,  se non addirittura di parentela con Adriano Lemmi, che considero un genio, una delle menti dell’unità di Italia.


5) Se dovessi utilizzare tre aggettivi per definire “La famiglia Roesler Franz e la Via Iniziatica”, quali useresti?

Più che tre aggettivi utilizzerei un sostantivo, cioè utilizzerei la parola anello. Questo  libro è l’anello mancante della storia e della storia dell’arte della massoneria del Settecento e dell’Ottocento a Roma, periodo di cui si conosce molto poco.


6) C’è un aneddoto in particolare legato al tuo prozio che ti tocca nel profondo?

Mi toccano nel profondo le parole del professore Federico Hermanin de Reichenfeld, che è stato un importante direttore di musei, che   scrisse: “Ettore Roesler Franz odiava i bei gesti e le chiacchiere. È stato laborioso, leale e buono, non viveva che per la sua arte e amava circondarsi di cose semplici”.

7) Qual è l’opera di Ettore Roesler Franz che ami di più e perché?

Il massimo della grandezza come artista di mio prozio Ettore lo riscontro in tre suoi lavori che appartengono a tre differenti correnti artistiche di cui ha fatto parte.

Il primo è l’acquerello che ritrae Ponte Lupo dell’acquedotto dell’Acqua Marcia, quadro che donò al comune di Tivoli, quando ricevette la cittadinanza onoraria. Tra i suoi quadri del periodo del vedutismo questo è sicuramente al top.

Il secondo suo lavoro   è rappresentato da alcune fotografie che ha scattato al ghetto e a piazza  Montanara, che rappresentano il top del suo periodo  del realismo o del verismo della seconda metà dell’ Ottocento.

Infine tra i  quadri di Roma Sparita  che fanno parte del suo periodo simbolista il top è rappresentato dal quadro intitolato Via del Campanile in Borgo, che si distacca completamente da tutti gli altri suoi quadri perché ritrae un’ elegantissima dama con un ombrello. L’ombrello, però, serve a ricordare che proprio nella Via Campanile in Borgo abitava il boia del papa che era Mastro Titta e che faceva di mestiere l’ombrellaio. Quindi, al di sotto dell’eleganza che è dipinta  sulla superficie del quadro,   si nasconde un significato esoterico terribile.


8) Come mai hai sentito l’esigenza di conoscere le tue origini e di raccontarle in più di un libro?

Penso, in tutta umiltà, che non sia dipeso dalla mia volontà ma che era scritto che lo facessi.
D’altronde mia madre, che era una sensitiva, quando ero un bambino mi disse che un giorno avrei scritto la saga dei Roesler Franz. Io, incredulo, le scoppiai a ridere  in faccia, ma anche quella volta aveva ragione. Ora credo nella predestinazione.


9) Se Ettore Roesler Franz fosse vissuto in questo periodo storico, cosa ti avrebbe detto? Che opere avrebbe dipinto?


Chissà se essendo un pittore iniziato con antenati rosacroce avrebbe dipinto come Dalì le rose e i pellicani?


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